Yoga focus anti-stress: alla guida della saggezza del corpo

Il corpo è l’arpa della vostra anima, sta solo a voi trarne meravigliose melodie o suoni confusi.cit. Kalhil Gibran - Reposted from October 21 2019

Il corpo è la dimore della nostra esistenza in questo mondo e contiene la MEMORIA DEL NOSTRO VISSUTO, fin dalla nascita. Ogni sensazione e percezione provocata dal contatto con il mondo sia esterno che con il nostro mondo interiore, transitano dalla nostra fisicità lasciando in esso una traccia duratura. La capacità del corpo di trattenere informazioni è 9 volte superiore a quella della mente, poiché esso è dotato di una quantità di recettori ben 9 volte superiori. Corpo e mente dialogano costantemente scambiandosi reciprocamente dati prima semplici (sensazioni) e via via più complessi (emozioni, percezioni, sentimenti, memoria, giudizio, ragionamento, immaginazione, intuito).

CONSAPEVOLEZZA YOGICA: RISVEGLIO DELLA COSCIENZA CREATIVA

La COMUNICAZIONE BIUNIVOCA CORPO-CERVELLO è complementare, ma, per natura, non equa tra le due parti a favore della prima. Questo sbilanciamento ha una motivazione precisa di tipo ambientale: la selezione naturale infatti ha deputato prioritaria la capacità di percepire il mondo esterno (recettori corporei) per sopravvivere, rispetto alla capacità di percepire il nostro mondo interiore (interpretazione e attribuzione di significato al nostro sentire). Va da sé, che la stragrande maggioranza delle informazioni che siamo quotidianamente abituati a gestire, hanno carattere inconscio o per lo meno sono oggetto di uno scarsissimo livello di attenzione e consapevolezza da parte nostra. La capacità del corpo di memorizzare procedure, schemi, automatismi ma anche i dettagli dell’ambiente che ci circonda è di gran lunga superiore alla capacità razionale della nostra mente, che può apprendere solo attraverso la capacità di discriminazione e pertanto molto più lentamente del corpo. La ragione si occupa di comprendere la realtà attraverso astrazioni che possano rappresentarla per prevederla e dominarla. Il corpo al contrario si occupa di apprendere per reagire allo stimolo esterno non per dominarlo ma semplicemente per non lasciarsi da esso sopraffare ossia per sopravvivere.

Dominare e sopravvivere sono ovviamente due finalità molto differenti: nella seconda viene salvaguardata la propria ESISTENZA solo come VITA FISICA, nella prima oltre alla sopravvivenza viene salvaguardata anche la nostra ESISTENZA COME VOLONTA’, come COSCIENZA, come AUTENTICITA’. Lo yoga punta al recupero di questo secondo tipo di esistenza: la coscienza creativa.

LO STRESS: AUTOMATISMO QUOTIDIANO CHE OSCURA LA COSCIENZA

Nella nostra vita quotidiana siamo abituati ad agire e a pensare in una sorta di DUALISMO PERCETTIVO tra ciò che arriva a noi come informazione reale e ciò che invece lasciamo veramente entrare dentro di noi. La mente viaggia divisa in due: in gran parte occupata da automatismi percettivi e schemi di azione ripetitivi ai quali che man mano si radicano in noi (lavoro, richieste sociali e ambientali esterne…) più diventano inconsapevoli; solo in minima parte rimane disponibile e libera all’ascolto e alla nostra intuizione creativa, la parte più autentica della nostra capacità intellettuale, alla quale spesso non riserviamo o non riusciamo a riservare quasi nessuna risorsa. In questo dualismo della mente, il corpo soggiace all’automatismo della mente lasciando nascosti quei 9 decimi di sensazioni in più registrate nel corpo accedendo alle quali il cervello potrebbe prendere ispirazione per liberare la propria capacità creativa e generativa, rimasta assopita e inconsapevole.

In questo quotidiano scenario, il corpo registra una moltitudine di sensazioni spesso discordanti rispetto a ciò che la mente sa, rispetto ai nostri programmi e ai nostri schemi. E da questa DISCORDANZA, ha origine il nostro STRESS. Quanto più questa discordanza diventa grande quanto maggiore è la FRUSTRAZIONE e l’ANSIA che si genera in noi, irrazionalmente: questo non perché non ragioniamo bene, ma perché le sensazioni che il corpo ci comunica ci avvertono di qualcosa che va oltre la comprensione da parte delle capacità razionali della mente.

YOGA E IL RISVEGLIO DEL CORPO ANESTETIZZATO E DELLA COSCIENZA

Quando il livello di frustrazione supera la nostra soglia di sopportazione, lo stress si trasforma in ansia e agitazione, aggressività a volte e desiderio di sfogo, infine, spingendosi a livelli ancora superiori si trasforma in difesa estrema ossia l’ANESTESIA DEI SENSI. Questo meccanismo protettivo spontaneo, rimane facilmente reversibile fino a quando il SOVRACCARICO EMOTIVO ha modo di DECOMPRIMERSI. Quando questo non avviene, le reazioni difensive tendono a fissarsi nella mente ma soprattutto nel corpo, dando facilmente origine a patologie fisiche e ad un malessere emotivo pervasivo. COSA POSSIAMO FARE per uscire da questo CIRCOLO VIZIOSO? Abbiamo due vie complementari e nello stesso tempo corrispondenti: risvegliare il corpo ed espandere la coscienza. LA VIA DEL CORPO è il primo gradino, indispensabile per poter percorrere i successivi e dal benessere fisico arrivare anche al benessere emotivo e in seguito anche alla lucidità e chiarezza mentale: non può esserci alcuna via di guarigione che non passi prima dal corpo che è la nostra dimora. Quanto più inconsapevole e incontrollato è il livello di frustrazione, quanto più la via per lenire e far tacere la dissonanza interiore ha bisogno di orientarsi alla fisicità. In questo caso lo yoga lavora sullo sforzo e sulle posizioni inusuali per risvegliare parti dimenticate e portarle in superficie all’attenzione della mente e della coscienza.

Quanto invece maggiore rimane la soglia di auto-consapevolezza della persona quanto più si più si può spingersi a lavorare partendo dalla VIA DELLA COSCIENZA stessa per allargarla e portarla al corpo recuperando le sue memorie e la sua saggezza. Viceversa al primo caso, in questo secondo lo yoga lavora per espandere la coscienza nel corpo attraverso la capacità attentiva, la concentrazione e lo sviluppo dell’auto-percezione per ampliare la consapevolezza di sé.

YOGA UNITA’: L’ASCOLTO CHE CURA, LA CONNESSIONE CHE APRE ALLA VITA

Condizione imprescindibile dello yoga per lavorare a partire DAL CORPO O VERSO IL CORPO, è l’ascolto. Poiché è solo ponendo attenzione alle sensazioni corporee e conferendo nuovamente consapevolezza alla propria fisicità che è possibile ricostruire l’unità della persona. Ascolto significa mettersi in CONNESSIONE ATTENTIVA ED EMOTIVA con le varie parti del sé per poterle ricongiungere e tornare a sentire la propria integrità e solidità. Questa interconnessione e unità, sono curative perché contribuiscono a ridare compattezza al sé nella pratica e man mano, come un allenamento progressivo e una medicina che cura, anche alla propria quotidianità. Questa UNITA’ INTERIORE, questa connessione, impedisce sia la dispersione di energia che indebolisce la propria forza e rende permeabile la persona alle dinamiche esterne sia stagnazione dell’energia a fronte della fissazione di memorie difensive che irrigidiscono e chiudono il corpo e la mente. Portare consapevolezza al corpo ed espandere la coscienza in esso, significa ricostituire la circolazione di tutte le energie interiori (circolazione, respirazione, stimolazione nervosa, drenaggio linfatico, espulsione tossine) depurando e rivitalizzando corpo e mente poiché il corpo è la memoria del nostro vissuto e della nostra EMOTIVITA’ BLOCCATA: liberando il corpo liberiamo anche la mente rivitalizzando le sensazioni che da esse provenienti.

CONCENTRAZIONE: RIPORTARE L’ATTENZIONE A NOI STESSI, AL QUI E ORA

Condizione primaria per cominciare questo cammino di connessione è riportarci al qui e ora, distogliendo l’attenzione al flusso inarrestabile di pensieri (dal sanscrito ‘VRITTI’ = turbinio, rimuginamento) fonte di stress che disperde la nostra energia e rompe la connessione con il corpo che è il nostro centro, il segno più tangibile della nostra presenza nel mondo e nel momento presente. Riportarci al qui e ora significa riportarci al corpo e a quello che esso ha da comunicarci con le sue memorie sensitive, per comprendere le tracce di benessere o di malessere che le esperienze che stiamo facendo hanno lasciato in noi. Perché queste tracce sono la nostra verità, sono il segno dei nostri limiti o delle nostre virtù, ossia dei confini della nostra esistenza oltre i quali o a prescindere dai quali noi non possiamo spingerci. Solo ripartendo da questa oggettività, siamo in grado di discriminare e interpretare in modo produttivo ciò che ci accade, rimanendo in una dimensione di realtà e di fattività concreta anziché solo una di possibilità (futuro, ansia) o di rimuginazione (passato, nostalgia).

LA VIA "DAL" CORPO: SEQUENZE DINAMICHE E LA FLUIDITA’ CHE RISVEGLIA E RISCALDA

In questo quadro di ritorno all’ascolto, le sequenze dinamiche di posizioni yoga risvegliano il corpo e la percezione della propria fisicità, della propria plasticità, dello spazio che occupiamo nell’ambiente attraverso la nostra materialità. Recuperiamo le nostre sensazioni e ridestiamo il corpo addormentato o anestetizzato. Riportiamo l’energia e la nostra coscienza a circolare libera dentro di noi, riscaldando, ossigenando e nutrendo con la circolazione tutti i tessuti e gli organi.

LA VIA "VERSO" IL CORPO: L’IMMOBILITA’ CHE SCIOGLIE NODI FISICI ED EMOTIVI

Nell’ascolto piuttosto che nel fare, che ritroviamo ciò che siamo e che allontaniamo il nostro disvalore. Nell’ascolto, recuperiamo o sviluppiamo la capacità di prenderci cura di noi stessi, di guardare a noi recuperando uno SGUARDO AMOREVOLE e un ESSERE PENSATI che ci conferisce valore e autostima. E’ nel fermarsi, quindi, per ascoltare che risiede il significato più profondo della pratica dello yoga. Nell’immobilità che porta all’ascolto facendo tacere il fare compulsivo, automatico che diventa privo di coscienza e l’impulso alla reazione, l’ego reattivo, che ritroviamo la nostra autenticità; ritroviamo il nostro controllo e la nostra volontà, il nostro pensiero creativo, la nostra autenticità, il nostro valore.

Nell’immobilità, il corpo si plasma e si adatta alla forma, si rilassano tutti i muscoli non necessari al mantenimento alla posizione, si rendono presenti alle sensazioni quelli attivi e tutte le tensioni rimaste presenti nel corpo. Le tensioni ci parlano e ci riportano alla memoria il vissuto che le ha causate. Allora possiamo lavorarle, allentarle con la nostra volontà, portando ad esse la nostra attenzione e la nostra volontà di rilassare la parte, espirando, drenando le tossine in essa fissate. Le tensioni, le memorie del corpo, sono nodi dell’anima, della nostra emotività, dei nostri limiti, sono la traccia dei pesi che portiamo ogni giorno sulle nostre spalle, raccontano la storia della nostra quotidianità.

PRANAYAMA: RESPIRO NELL'ALTERNANZA DI PIENI E DI VUOTI

E ancora una volta nell’ascolto, possiamo connetterci con il nostro respiro. Un RESPIRO EMOTIVO, bloccato, contratto, a causa dell’ansia e dello stress o di posture prolungate scorrette. Un respiro spesso clavicolare, corto, veloce e superficiale, a volte un RESPIRO ORALE anziché nasale. Il solo ascolto del respiro, già ne modifica il ritmo esercitando una prima forma di autocontrollo.    Rallentando il ritmo respiratorio, il flusso d’aria si sposta man mano più in basso, nel torace diventando RESPIRO VOLONTARIO, consapevole, da sforzo e così la coscienza inizia ad espandersi calmando la mente. Una volta acquietata la mente, il respiro scende ancora più in basso, nel diaframma con riflesso nell’addome, diventando un RESPIRO COSCIENTE, profondo, lento e ampio; un RESPIRO NASALE che si porta più vicino al cervello riempiendo le fosse nasali ed aumentando ancora la consapevolezza. Il respiro addominale, che hanno i bambini, le gestanti e che si attiva nella fase R.E.M. del sonno: la fase del sogno e del pensiero creativo. Il respiro cosciente, rallenta il battito cardiaco e mantiene calma la mente, liberando così lo spirito e l’anima imprigionati negli automatismi; si sprigiona così la nostra essenza autentica creativa dandole finalmente espressione. Quando la mente si calma e ci accorgiamo di poter e saper dominare il respiro, iniziamo anche a renderci conto che ne abbiamo meno bisogno, che abbiamo bisogno di meno aria di quella che pensiamo. E così in un breve trattenimento a pieno (dopo l’inspiro) e man mano nel trattenimento a vuoto (dopo l’espiro), scorgiamo un momento di immobilità assoluta che ci dona una sensazione di assoluta quiete.

MEDITAZIONE: RITIRO DEI SENSI, ASSENZA DI BISOGNO, EQUILIBRIO, SILENZIO

Sensazioni di assoluta quiete, di immobilità, di silenzio dell’ego reattivo, di assopimento del fare. Stato questo di meditazione, che si può raggiungere anche con DYANA la concentrazione e meditazione. Uno stato di ASSOLUTA ASSENZA DI BISOGNO, di silenzio delle necessità. Uno stato e una sensazione di perfezione, nella presenza dell’essere. Un momento di assoluto silenzio alla luce della nostra sola esistenza, che non ha bisogno di nulla per esplicarsi.

Questa perfezione, ci connette completamente a noi stessi facendoci sentire interi, uniti e autentici. Connessione che nel tempo si può espandere alla sensazione di connessione con tutto ciò che ci circonda. E’ ora che la mente stacca completamente dal mondo e dalla quotidianità, per riconnettersi alla vita pura e all’energia che scorre. E’ ora che la mente si ricarica e riprende la sua energia.

RILASSAMENTO: AFFIDARSI ABBANDONANDO LE PROPRIE DIFESE

Infine nel PRATYARA, il rilassamento nel RITIRO DEI SENSI, nell’abbandono completo del corpo e delle sue difese fisiche segno delle chiusure e delle difese emotive. In questo abbandono l’anima si affida, ad uno sguardo amorevole e benevolo che si prende cura di noi e di tutti i nostri pesi. E ancora una volta, il respiro si acquieta, mente e corpo trovano quiete e pace. La coscienza si porta in uno stato di semi-veglia in cui rimane ancora agganciata al qui e ora ma in una zona borderline che distoglie la fatica di corpo e mente dai pesi del quotidiano per liberare il pensiero creativo, che come nella fase R.E.M. rimane privo di condizionamenti e si sprigiona. Nel rilassamento e nel sigillo finale, o nel SANKALPA (espressione di un profondo desiderio da realizzare), la pratica si chiude. Come una catarsi, lo stress si è allentato, la mente ha si è presa una pausa, il respiro è tornato regolare e profondo, il corpo si è risvegliato. E il beneficio si sprigiona in tutto il nostro essere, perdurando fino alla pratica successiva.


Buon cammino a tutti!


a cura di Elena De Donato

Filosofia, psicopedagogia, Insegnante e formatrice Yoga

Università degli studi di Milano, Yoga Ratna metodo Gabriella Cella, Yoga Gravidanza e post partum metodo Yoga in fascia®️, Yoga for the Special Child©️, GiocaYoga®️, Somatic Competence®️Yoga Teacher

©2020 di Alberodelloyoga - Creato conWix.com